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Parco di Bacìo

Un parco che resiste nei secoli

Dalla via del Castello, cuore della parte alta di Colle di Val d’Elsa, si raggiunge il Bastione di Sapia che prende il nome dalla gentildonna senese ricordata da Dante nella Commedia per aver assistito con soddisfazione alla disfatta dei ghibellini nella famosa Battaglia di Colle. Il Bastione si affaccia su un meraviglioso panorama con il Convento di San Francesco e, al di sotto, il Parco di Bacìo raggiungibile con un suggestivo passaggio voltato che corre sotto le fortificazioni. Un tempo qui si trovava la trecentesca fonte di Bacìo che fino alla seconda metà del Novecento era adibita a lavatoio pubblico.

Il Parco di Bacìo. Foto da http://www.arxnet.net/

Il Parco è ancora un luogo di pace dove fare una passeggiata tra natura, suggestioni di arte contemporanea come La voce si indebolisce dell’artista Ilya Kabakov e storia. Il Parco infatti nel 2019 è diventato palcoscenico naturale per celebrare i 750 anni dalla famosa Battaglia di Colle.

Ilya Kabakov, La voce si indebolisce nel Parco di Bacìo di Colle di Val d’Elsa, progetto per Arte All’Arte III Edizione (Associazione Arte Continua)

 

Giugno 1269, la battaglia di Colle, evento del 15 giugno 2019

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Ask Me Colle Tour Colle contemporanea In famiglia Una strada di Cristallo

Red Girl

Dove si trova?

In una nicchia del tunnel che porta all’ascensore che collega il il terzo del Piano al terzo del Castello in Colle Alta è stata collocata Red Girl, la bambina vestita di rosso sotto una pioggia di lampadine in cristallo soffiato creata da Kiki Smith, invitata nel 2010 ad esporre nell’ex spazio UMoCA da Cai Guo-Qiang, direttore e curatore delle mostre.

Il tunnel che porta all’ascensore per raggiungere il ‘Castello’ in Colle Alta con la scultura Red Girl, dal sito luoghidelcontemporaneo.beniculturali.it

Perché si trova qui?

Per l’occasione Kiki Smith ha scelto di esporre tre delle giovani donne protagoniste di Pause – un lavoro presentato in Giappone (DMoCA) – inserite in questi suggestivi ambienti illuminati da una moltitudine di lampadine ingrandite in cristallo soffiato. Al termine del progetto UMoCA, ogni bambina è stata donata ad un Comune della Val d’Elsa: Yellow Girl a San Gimignano, Blue Girl mentre Red Girl è rimasta in sito.

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Porta Nuova

Un ponte tra passato e presente

Porta Nuova (chiamata anche Porta Volterrana o Porta Salis per ricordare l’abbondante  importazione di salgemma) è una delle porte che consentivano l’accesso al borgo medievale di Colle  di Val d’Elsa.  

Tadashi Kawamata, Porta Nuova, Colle Val d’Elsa, 2004, Associazione Arte Continua

Al pellegrino che in tempi più antichi percorreva la strada che da Volterra porta a Colle di Val d’Elsa,  la vista della maestosa e imponente Porta, con i suoi grandi torrioni cilindrici, doveva certamente  apparire in tutta la sua monumentalità, quale emblema della bellezza e dell’importanza della città.  

La porta volterrana fu ricostruita, insieme al circuito murario quattrocentesco della città, dagli architetti fiorentini  Cecca, Francione e Giuliano da San Gallo, in luogo della più arretrata porta di Selvapiana, distrutta  dalle truppe alleate dei senesi durante l’assedio del 1479. 

Tadashi Kawamata, Porta Nuova, Colle Val d’Elsa, 2004, Associazione Arte Continua

La costruzione, con i suoi due torrioni tronco conici e la merlatura di coronamento solo parzialmente  originaria, rappresentava quindi la centralità del ruolo giocato da Colle di Val d’Elsa nella guerra che vide Firenze e i suoi territori contro la città di Siena. Sui bastioni dal profilo circolare si aprono due bocche da fuoco per alloggiare i cannoni a difesa di questo importante luogo di passaggio.

Tadashi Kawamata. Foto da woodarchitecture.files.wordpress.com

La struttura ha subito varie manomissioni e interventi di restauro che hanno portato per esempio,  nel 2002, al recupero del fossato difensivo e, nel 2004, all’inserimento al posto dell’originale antica porta, di un’opera di arte contemporanea dell’artista Tadashi Kawamata.

Tadashi Kawamata, Porta Nuova, Colle Val d’Elsa, 2004, Associazione Arte Continua

Qui essa si pone simbolicamente a conclusione del lungo programma di restauro e come  importante monumento locale che celebra e rinvigorisce la connessione storica fra la città e i suoi abitanti.

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La riscoperta della gora

Un esempio di modernizzazione della città

La piazza centrale di Colle di Val d’Elsa è stata interessata da un importante intervento di modernizzazione cui ha partecipato il team di artisti formato da Daniel Bauren, Bertrand Lavier, Alessandra Tesi e Lewis Baltz, coordinati da Jean Nouvel.

Lewis Baltz in particolare ha lavorato sulla parte occidentale della Piazza, lungo via Mazzini, concentrando il suo lavoro sulla riscoperta della gora: il canale che fiancheggia interamente via Mazzini è stato aperto alla vista e coperto con un grigliato metallico che ne permette l’attraversamento.

L’intervento di Lewis Baltz in Piazza Arnolfo, la riscoperta della gora lungo via Mazzini

La poetica di Lewis Baltz

Le opere del fotografo statunitense si trovano nei musei di New York, San Francisco Helsinki e molti altri.

Ha pubblicato inoltre vari libri, come per esempio “The New Industrial Park” ” San Quentin Point” e “Candlestick Point”, testimonianze degli interventi dannosi dell’uomo e della tecnologia distruttiva.

La riqualificazione di una parte della Piazza di Colle è stato uno tra i suoi ultimi progetti, nel quale ha riscoperto l’elemento acqua. Fermamente convinto che l’acqua sia un forte elemento di attrazione – come le fontane, le piscine, le rive e il lungomare che risvegliano per Lewis Baltz i sensi della vista e dell’udito – l’artista ha sfruttato la gora che scorre nel sottosuolo di Piazza Arnolfo di Cambio sottolineandone anche l’importante ruolo che essa ha rivestito per la storia e l’economia della città.

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Marisa Merz e la torre dell’acqua

L’intervento di Marisa Merz per ‘Arte all’Arte’

L’artista torinese Maria Luisa Truccato, nota come Marisa Merz, esordì nel 1966 esponendo nel suo studio di Torino sculture di lamine di alluminio. A Colle di Val d’Elsa, nel 2002,  per “Arte All’Arte”, decise di lavorare su un bastione rinascimentale poi adattato a cisterna, una struttura in Colle Alta dalle dimensioni contenute che somiglia ad un fortino militare e che sembra proteggere qualcosa di prezioso al suo interno.

Marisa Merz, foto tratta da t3.gstatic.com

La porta di accesso della cisterna

L’artista decise di sostituire la porta di legno della cisterna con una in rame, materiale prediletto dall’artista per i suoi lavori. In questo modo la porta poteva riflettere i raggi del sole e diventare un punto luce della città; un elemento in grado di alludere simbolicamente al passaggio tra ciò che è visibile e non, tra ciò che si può vedere senza particolare attenzione e ciò che richiede una più attenta osservazione.

Torre dell’acqua, foto tratta da: luoghidelcontemporaneo.beniculturali.it/arte-all-arte—colle-di-val-d-elsa

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La voce si indebolisce

Lungo il perimetro esterno delle mura del Bastione si trova una colonna di marmo, quasi completamente interrata, di cui si vede solo la parte superiore.

L’opera, realizzata nel 1998, è dell’artista ucraino Ilya Kabakov e sulla sua estremità è scolpito un libro aperto con il seguente  testo in bassorilievo:

'Ho sostenuto il tempio con la mia altezza  
Il tempio è stato crudele e non resta di me che metà  
Gli anni fuggiranno via e sarò totalmente coperta dalla terra  
E tu, camminandomi sopra, non ti accorgerai neppure di me'.
Ilya Kabakov, La voce che si indebolisce, Bastione della Sapia, Colle di Val d’ Elsa, 1998; Foto di: Attilio Maranzano, tratta dal sito: Associazione arte continua.

Questa scultura deve la sua peculiarità al fatto che evoca due diverse epoche, entrambe distanti dalla nostra ed entrambe lontane nella storia:

  • la colonna rimanda ai resti di epoca antica;
  • il bassorilievo del libro e il testo, con la funzione di epitaffio, rimandano invece al clima del Romanticismo.

Acquista molta importanza anche il luogo scelto per la scultura: la parte alta della città, un luogo poco frequentato sia dai residenti che dai turisti, da dove lo sguardo si apre sul paesaggio toscano.

Inoltre, anche l’isolamento dell’opera è del tutto relativo, visto che il percorso che conduce i visitatori alla colonna è una stretta viuzza lastricata sopra cui si erge un bastione in pietra che prende il nome da Sapia Salvani, personaggio storico citato da Dante.

Ilya Kabakov, La voce che si indebolisce, Bastione della Sapia, Colle di Val d’ Elsa, 1998; Foto tratta dal sito: Associazione arte continua.
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Impianto di risalita e Baluardo

Come raggiungere il Baluardo

Il Baluardo di Colle, che dà il benvenuto ai turisti con un punto panoramico invidiabile, è raggiungibile tramite un passaggio realizzato riutilizzando un vecchio rifugio antiaereo (lungo 60 metri) risalente alla seconda guerra mondiale, che conduce all’impianto di risalita realizzato dalla società Syntagma, con la collaborazione dell’Atelier dell’architetto Jean Nouvel.

Jean Nouvel, il Baluardo, Colle di val d’Elsa foto da valdelsa.net
Vecchio rifugio antiaereo ora tunnel per impianto di risalita aColle di val d’Elsa foto da media-cdn.tripadvisor.com

I due ascensori

Al termine di questa galleria è stato realizzato un tunnel verticale, al centro del quale è stata collocata una coppia di ascensori.

L’impianto di Risalita, dalla sua riapertura, è stato utilizzato da molti cittadini, curiosi di scoprire quest’opera che permette di raggiungere la parte medievale di Colle di Val d’Elsa, entrando nel cuore del bastione del Baluardo.

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Piazza Arnolfo di Cambio

Cuore della parte bassa di Colle di Val d’Elsa è Piazza Arnolfo di Cambio. La sua nascita risale al 1865 quando la prima Amministrazione comunale colligiana volle cercare una zona da adibire a mercato e fiere. L’area venne individuata nel vecchio “Pian dei Canali” (che doveva il nome alla presenza delle ‘gore’, canali di circa un metro di larghezza e profondità che portano l’acqua dell’Elsa in Colle) in quanto gli spazi avrebbero consentito la creazione di edifici con portici intorno alla piazza e strade di accesso. 

Piazza Arnolfo di cambio, foto tratta da: http://rete.comuni-italiani.it/foto/2012/75702

Per la realizzazione della piazza vennero abbattute parte delle vecchie mura di cinta della città e la duecentesca chiesa di San Jacopo.

Da notare, sul lato orientale, la vecchia stazione dei treni (ora farmacia) costruita quando la città fu inserita nel circuito ferroviario italiano e, davanti a questa, la grande fontana di Daniel Buren che rientra negli interventi di riqualificazione dello spazio urbano coordinati dall’architetto Jean Nouvel.

L’intervento di Jean Nouvel

Quest’ultimo ha coinvolto quattro artisti per la cura dei particolari:

  • Lewis Baltz che ha lavorato alla riscoperta e alla valorizzazione della Gora lungo via Mazzini.
  • Daniel Buren che si è occupato della pavimentazione.

Rimangono da completare gli aspetti curati da:

  • Bertrand Lavier, per l’arredo urbano e i portici con il progetto di baldacchini colorati a scandire gli archi.
  • Alessandra Tesi per l’illuminazione e le volte. 

Il monumento ai caduti

Dalla parte opposta si trova il monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale, opera dello scultore Mario Sabbatelli, inaugurato ufficialmente il 4 novembre 1925 dal re Vittorio Emanuele III. 

Monumento ai caduti, foto tratta da :
http://luoghi.centenario1914-1918.it/it/monumento/monumento-ai-caduti-della-prima-guerra-mondiale-3857

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La nuova vita di un’antica porta

Porta Nuova… il centro del passato 

La Porta Nuova (chiamata anche con il nome di porta Volterrana)  è una delle porte che consentiva l’accesso al borgo medievale di Colle val d’Elsa. La costruzione, realizzata in cotto e pietra, con i suoi due torrioni tronco conici e la merlatura di coronamento, rappresentava l’importanza del ruolo giocato da Colle di Val d’Elsa nella guerra che vide Firenze e i suoi territori contro la città di Siena.

Un’opera di arte contemporanea

La struttura ha subito varie manomissioni e interventi di restauro che hanno portato per esempio, nel 2004, a l’inserimento, al posto dell’originale antica porta, di un’opera di arte contemporanea dell’artista Tadashi Kawamata.

Una porta che non tutti conoscono

L’antica porta di legno è andata persa da tempo, perciò è impossibile conoscerne l’aspetto originario, ma Tadashi Kawamata, artista giapponese che vive e lavora a Tokyo, ha progettato una “porta nuova” in collaborazione con un artigiano. Anziché fare ricorso come d’abitudine a materiale di recupero, però, questa volta ha utilizzato legno nuovo, ricollocando inoltre la porta nella posizione originaria.

Ciò che unisce il passato con il presente

Qui essa si pone simbolicamente a conclusione del lungo programma di restauro, e come importante monumento locale che celebra e rinvigorisce la connessione storica fra la città e i suoi abitanti.

Colle di Val D'elsa, La Senatrice Petraglia (sel-sì): «inutile Il Progetto  Della Nuova Scuola A Porta Nuova»
Foto di Porta Nuova, come è oggi. Immagine tratta dal seguente sito: https://www.valdelsa.net/notizia/colle-di-val-d-elsa-la-senatrice-petraglia-sel-si-inutile-il-progetto-della-nuova-scuola-a-porta-nuova

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Umoca – Under Museum of Contemporary Art

Installazione museo UMoCA, tratta da https://www.galleriacontinua.com

L’artista Cai Guo-Quiang ha allestito ed inaugurato, in occasione della 6^ edizione di ARTE ALL’ARTE del 2001,  un piccolo museo di arte contemporanea analogo a quelli che aveva già approntato in Giappone e Cina (DMoCA e SMoCA)

Cai Guo-Qiang

Cai Guo-Qiang è nato a Quang Zhou nel Fujian ( Cina Meridionale) nel 1957. Si è trasferito a Tokyo nel 1986 e di là a New York nel 1995, dove tuttora risiede. Comincia ad esporre già in Cina alla metà degli Anni Ottanta, ma il suo lavoro si definisce durante il suo soggiorno giapponese agli inizi degli anni Novanta.

Cai Guo-Qiang, tratta da https://www.surfacemag.com/

Profondamente legato alla sua cultura d’origine usa materiali, forme simboliche e concetti che la  caratterizzano: i fuochi d’artificio (la provincia di Fujan è nota per questo tipo di  produzione), il drago e la barca, il taoismo (è una religione, una filosofia e una via di vita originaria della Cina). Ha esposto nei più importanti musei asiatici,  americani ed europei.

UMoCA

UMoCA è strettamente legato con il contesto naturale, storico e culturale della città e cerca  di costruire un dialogo con la cittadinanza.

L’acronimo UMoCa sta per UManista ma anche per Utopian Museum of Contemporary Art.

Il museo è stato installato sotto le arcate del ponte di San Francesco, costruito nella prima metà del Trecento, per collegare la città con il convento francescano situato sulla collina adiacente.

Contemporary art in the heart of Tuscany | Visit Tuscany
Installazione museo UMoCA, tratta da https://m.visittuscany.com

Cai è l’architetto del museo, ma anche il direttore ed il curatore delle mostre, che avranno scadenza annuale in occasione delle future mostre di ARTE ALL’ARTE. 

L’UMoCA non necessita di:

  • Elettricità (apparte quella necessaria per alimentare le scritte al neon sulla facciata, appese ogni qual volta verrà organizzata una mostra)
  • Aria condizionata
  • Personale
  • Assicurazioni

Ha una propria architettura e contiene opere d’arte realizzate dall’artista Ni Tsai Chin, scelto da un curatore autorizzato da Cai.

Ni Tsai Chin

Ni ha iniziato come pittore, per poi diventare uno dei più importanti critici di arte contemporanea in Cina e a Taiwan, oltre ad aver insegnato presso varie università .  Alcuni anni fa fu nominato direttore della Galleria Nazionale di Taiwan ed invitò Cai a tenere la prima mostra. La partecipazione di Ni per la mostra inaugurale dell’UMoCA segna così un’inversione di ruoli ed è prova della volontà di Cai di mettere in luce l’artista.             

Ni Tsai Chin progetterà delle opere appositamente per gli archi del ponte San Francesco.  Durante la giornata dell’inaugurazione: 

  • Sotto un arco sarà ricostruito l’ufficio del direttore e  quello del curatore del Museo
  • Sarà allestito un desk dal quale saranno distribuiti opuscoli sulla città di Colle, sul Museo UMoCA e gadget con il logo del Museo. 
  • Limitatamente al tempo dell’inaugurazione, vi  saranno persone vestite con l’uniforme del museo per la sorveglianza.
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