
illustrazione di Domitilla Marzuoli
Giovedì 30 ottobre le classi 3BLES, 4ALESU 5ALES e hanno partecipato ad un incontro su ‘Femminile e Femminismo’, con interventi di esterni, professori, professoresse ed ex studentesse.
L’incontro si è svolto durante tutta la mattinata nell’Aula Magna dell’Istituto, rompendo la routine scolastica e creando un momento di riflessione e dibattito, ma anche formazione e informazione sul tema delle donne e del femminismo.
Il primo intervento è stato stato quello di Maria Soler, professoressa di spagnolo presso il nostro Istituto. Ci ha parlato della scrittrice e giornalista Cristina Fallarás; l’attivista e femminista dà voce a donne e ragazze vittime di violenza, pubbicando anonimamente in rete le loro testimonianze. A causa di ciò, Cristina riceve pressioni e minacce, ha dovuto cambiare città e ha fatto richiesta per avere protezione. Secondo la giornalista le donne, che così di rado vengono messe al centro raccontando la storia dal loro punto di vista, devono far sentire la loro voce e creare una memoria collettiva, anche se piena di violenze, che rivendichi la loro identità.
Successivamente l’attivista letteraria Paola Bellomi ha parlato della scrittrice della Guinea Equatoriale, Trifonia Melibea Obono. L’autrice tratta temi ancora in parte scomodi per la società, come il lesbismo, e di donne che fanno sentire la propria voce per rompere il dominio patriarcale. In un mondo dove i corpi delle donne sono decentrati e spesso fuori luogo, la scrittrice ci parla di un terzo spazio: esso non è centro, né periferia. E’ una zona dove tutti sono ascoltati e si trovano allo stesso livello di parità. Si parla quindi di letteratura atlantica, una letteratura che supera i canoni nazionali e considera tutti quei contatti tra persone e società, abbattendo le barriere e riconoscendo i legami.
Si è poi parlato dei manicomi come luogo di controllo patriarcale, dove la donna è stata rinchiusa per sopprimerne le potenzialità e perché il marito potesse averne il patrimonio.
Questo intervento, a cura di Víctor Anguita, si è concentrato sull’importanza di raccogliere testimonianze di donne comuni, al fine di fare giustizia storica. Si è parlato della disumanizzazione del paziente psichiatrico, della scarsa formazione del personale e delle cure, le quali non consideravano assolutamente le differenze biologiche di genere. La storia della poetessa milanese Alda Merini, ci ha offerto una testimonianza importante insieme a quella di Adalgisa Conti, rinchiusa dai ventisette anni fino alla morte, nel manicomio di Arezzo.
La direttrice organizzativa della fondazione dell’Archivio Diaristico Nazionale di Arezzo, Natalia Cangi, ci ha poi parlato dell’urgenza della scrittura e di tutte le voci di donne vittime di violenza, raccolte nei diari al museo di Pieve Santo Stefano. Diari, memorie, ricordi, autobiografie e carteggi raccolti nel museo, danno voce a chi vuole lasciare una testimonianza dando identità ai senza voce, ovvero alle persone comuni. La scrittura diventa quindi un modo per farsi carico della propria esperienza, anche se dolorosa, e di raccontarla con il proprio codice. Queste storie passate e recenti, parlano di una realtà troppo spesso occultata e ignorata.
Domitilla Marzuoli, illustratrice e divulgatrice transfemminista e fondatrice della Dalet Illustrolibreria, ha concentrato il suo intervento su riflessioni riguardo ai corpi non conformi ai canoni della società, verso un orizzonte di allargamento di tali canoni estetici. Si é parlato di ciò che di un corpo si vede e ciò che tale corpo é, perché ogni corpo racconta, ogni corpo trasmette qualcosa a chi lo vede, ma questo corpo ha anche una parte che non si vede se non viene raccontata.
Prima Florentia, un femminicidio di quasi duemila anni fa, un epitaffio che racconta di storie antiche che continuano a ripetersi nel tempo. Grazie ad Arianna Rodani, Cds Scienze Storiche Unifi, é stato esaminato un tragico avvenimento risalente al secondo secolo dopo Cristo, che ha mostrato come la rilevanza dell’evento era data dalla ricaduta dell’offesa al clan familiare, evidenziando la struttura sociale dell’epoca, fortemente patriarcale.
Nell’ultima parte della mattinata, l’ex studentessa Bianca Betti, ora frequentante la facoltà di lettere di Siena, ci ha portato una visione innovativa dell’Orlando Furioso di Ariosto, che vede protagoniste le due donne Angelica e Bradamante. Il poema inizia con “le donne…”, queste sono alla ricerca della propria voce, che viene sempre silenziata. L’obiettivo delle due donne è uno scopo ben più nobile di quello dei protagonisti uomini, Bramante infatti cerca di conciliare il suo valore e il suo dovere, mentre Angelica è alla ricerca di casa; nel poema da oggetto di desiderio ella diventa infine soggetto innamorato e finalmente prende in mano la sua vita.
Infine la professoressa di storia dell’arte Alice Villa, ci ha parlato della rappresentazione della storia di alcune ‘Donne mitiche: Medusa, Pentesilea e Persefone’, attraverso una rilettura (di genere) di alcune opere che le rappresentano affinchè immagini di violenza non siano considerate ‘normali’, ma messe in discussione per capire il contesto che le ha generate e provare a chiedersi chi era vittima e chi carnefice.
L’incontro ha stimolato riflessioni e ha fornito testimonianze importanti per conoscere la storia delle donne attraverso violenze e voci ribelli.
Celeste Morot
classe 3BLES
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